giovedì 2 giugno 2011

Non esiste un vascello...




Non esiste un vascello...





There is no frigate like a book


To take us land away,


Nor any coursers like a page


Of prancing potery.


This traverse may the poorest take


Without oppress of toll;


How frugal is the chariot


That bears a human soul!





Non esiste un vascello veloce come un libro


per portarci in terre lontane


nè corsieri come una pagina


di poesie che s'impenna -


questa traversata


può farla anche il povero


senza oppressione di pedaggio -


tanto è frugale


il carro dell'anima.






Emily Dickinson





Ho scelto questa poesia, regalatami da Antonella del gruppo di lettura Voci in viaggio, per saluravi in occasione della chiusura della ludoteca per la pausa estiva.


Personalmente non so quanto tempo potrò riservarmi, durante questa estate, per scrivere in questo blog. Spero di poterlo fare ogni tanto, ma temo di non averne la possibilità pratica (niente pc, niente colegamento a internet). Sarà un periodo di stacco, di riposo, di letture, di famiglia.


Sia che voi andiate da qualche parte, sia che restiate a casa, vi auguro per questa estate di poter esplorare nuovi mondi (geografici, cartacei, personali...), scoprire nuovi scrittori, coltivare nuovi progetti. E naturalmente vi auguro di di-vertirvi, nel senso etimologico della parola, ovvero di


volgere lo sguardo altrove.


Poi, a settembre, ci racconteremo.




Buone vacanze!
















martedì 31 maggio 2011

Multitasking, disoccupazione giovanile, giardini d'infanzia

Non sono una fun del multitasking. Anche se va molto di moda e spacciata come abilità di cui andar fieri. Sebbene in via di principio io possa apprezzare la capacità nelle persone di eseguire contemporaneamente più compiti, poi mi capita di verificare come nella realtà sia molto difficile riuscire ad eseguire con la dovuta precisione e diligenza quegli stessi incombenti. Sebbene in astratto non possa che apprezzare la versatilità e la capacità di adattamento ai ruoli più diversi, in concreto osservo sempre più spesso che questo prestarsi a fare più cose, questo ostinarsi talvolta a seguirne contemporaneamente più d’una, inevitabilmente conduce ad una caduta della qualità nel lavoro. E questo semplicemente per il fatto che non è possibile mantenere su più piani contemporaneamente lo stesso livello di concentrazione. Fra due attività devo scegliere quale privilegiare, a quale delle due dedicare maggiormente la mia attenzione. E comunque, agendo io su più livelli, non potrò mai conservare la concentrazione al massimo livello: la devo necessariamente dividere. E ogni divisione comporta una perdita, e ogni perdita una mancanza di qualità.
Si dice che le donne siano naturalmente più multitasking degli uomini. Avranno fatto anche degli studi, non lo so, non me intendo. A me sembra che l’essere multitasking sia più il frutto di una necessità, di un non poter fare altrimenti, per mancanza di aiuti, per mancanza di tempo. Personalmente constato che se devo occuparmi di un bambino piccolo mi è materialmente impossibile svolgere le faccende di casa, anche solo cucinare. Lo devo fare, spesso, per necessità, ma il risultato è che il tempo trascorso con il bambino è di scarsa qualità e il più delle volte quel che cucino è o bruciato, o senza sale, o stracotto. E lo stesso ragionamento lo posso applicare anche alle attività che mi trovo a dover svolgere al lavoro o nel tempo libero. Se affronto una cosa per volta il risultato sarà molto buono, talvolta eccellente. Se invece sparpaglio il mio pensiero e le mie energie su più piani, anche se alla fine dovessi riuscire a portare tutto a termine, la qualità del lavoro sarebbe mediocre.
Sento alla televisione un rapporto sull’elevato tasso di disoccupazione dei giovani italiani. Poi sento anche dire che i giovani italiani che hanno studiato e decidono di lasciare il paese per trovare il lavoro sognato all’estero hanno grandi soddisfazioni e incontrano il riconoscimento che in patria viene loro negato. In buona sostanza in Italia si allevano egregiamente cavalli di razza ma non li si fa gareggiare. Si tengono nelle scuderie a deprimersi, ad assistere a tornei da cui sono esclusi e in cui vedono correre costantemente i loro predecessori, ben contenti di non lasciare l’arena. Se a qualcuno non piace la metafora dell’allevamento equino, in quanto dal sapore troppo competitivo e disumanizzante, il concetto si può esprimere in altre parole: siamo il più grande ed efficiente giardino d’infanzia d’Europa. Cresciamo giovani intellettualmente brillanti, pieni di capacità ed inventiva, che presto si imbarcheranno su un aereo e ci saluteranno dal finestrino. Bye-bye Italia, spicchiamo il volo verso altri lidi, qui ci è impedito volare.
Cosa c’entra il multitasking con il giardino d’infanzia e la disoccupazione giovanile?

C’entra. Una persona che mi è molto vicina mi ha fatto notare recentemente un fatto. Vi è in Italia un proliferare di cariche e incarichi pubblici, semi pubblici e privati che vengono spartiti tra poche persone, per la stramaggioranza di casi ormai persone di una certa età e raramente con un cursus honorum confacente al posto ricoperto. Sindaci che sono anche nel consiglio di amministrazione della tal azienda pubblica, professori che sono presidenti della tal altra azienda e via discorrendo. Così vi sono migliaia di persone che ricoprono decine di cariche (dopo la prima tutte le altre assegnate perché già si è, prestigiosamente, da qualche parte) e che sono presenti ovunque come il prezzemolo.

Ma, mi chiedo, come fanno a seguire diligentemente tutti gli enti cui appartengono? Come fanno a dedicare loro tutta la loro concentrazione, la loro sapienza, il loro impegno? La giornata è pur fatta di ventiquattr’ore per tutti. Non essendoci né superman né wonderwoman, lo capisce chiunque che alla fine questi incarichi si risolvono in qualcosa di esclusivamente formale, cui però, guarda caso, corrisponde spessissimo anche un compenso in moneta sonante. E compenso più compenso più compenso…alla fine si creano quelle odiose rendite di posizione che oggi per un giovane che si affaccia al mondo del lavoro è impossibile scalfire.

Così, partendo dal privato, da considerazioni se volete anche di psicologia spicciola, sono giunta a considerazioni di natura sociologica. Perché questo attaccamento gerontocratico ai posti di lavoro? Perché non si rinuncia ad una poltrona in un ente pubblico che ha bisogno di far quadrare i conti e di essere efficiente sul piano dei servizi erogati al cittadino e non la si affida ad un giovane capace laureato in economia? E’ solo un esempio, ma tanti altri se ne potrebbero trovare. Chi ci guadagnerebbe? I giovani, intanto, perché troverebbero un lavoro e potrebbero realizzarsi. E poi l’Italia, la quale verrebbe guidata dal sapere e dalla competenza, beni tanto agognati ma mai così bistrattati. Una cosa è certa: alla fine il multitasking mi è ancora più antipatico di quanto già non lo fosse quando ho iniziato a scrivere.

lunedì 23 maggio 2011

Tutto quello che mi serve sapere l'ho imparato all'asilo di Robert Fulghum

L'anno scolastico sta giungendo al termine. I nostri bambini sono piccoli, frequentano la scuola dell'infanzia, alcuni di loro sono arrivati alla fine del percorso e il prossimo settembre entreranno alla scuola primaria. Sono giorni di saluti, di recite conclusive, di arrivederci, di abbracci e di ringraziamenti.

Il lavoro che fanno le insegnanti degli asili è un lavoro faticoso, impegnativo, ma fondamentale per la crescita dei nostri piccoli e non dovremmo mai dimenticarci di esprimere loro tutta la nostra gratitudine e la nostra stima. Accompagnano i nostri bambini durante tre anni importantissimi della loro infanzia, donando il loro entusiasmo, l loro competenza, il loro sorriso. Sono certa che di questa esperienza i nostri figli conserveranno nel loro cuore un ricordo tenero e luminoso.

A tutti gli insegnanti vorrei dedicare questa poesia.


La maggior parte delle cose
che devo sapere sul modo di vivere
e su quanto ho da fare,
le ho apprese
al giardino d’infanzia.
La saggezza
non l’appresi alla sommità
della montagna universitaria,
ma nel recinto dei giochi
dell’asilo. Questo ho appreso:
Condividere ogni cosa.
Essere leali.
Non offendere gli altri.
Rimettere le cose al loro posto.
Pulire dove si sporca.
Non prendere ciò che non è tuo.
Chiedere scusa quando si fa male a qualcuno.
Lavarsi le mani
Prima di mangiare. Apprendere
E pensare qualcosa;
disegnare e dipingere, cantare
e danzare, giocare e lavorare
un po’ogni giorno.
Robert Fulghum

venerdì 20 maggio 2011

Un po' ogni giorno

Qualche settimana fa ho rivisto un'amica, Annalisa, originaria di Treviso, che ora vive in Turchia, a Izmir (Smirne). Era in Italia per una decina di giorni, con il marito Luca, e i due piccoli, Niccolò di quattro anni e Silvia, di quattro mesi. Siamo usciti a pranzo ed stato veramente bello ritrovarsi per noi, e conoscersi, per i rispettivi mariti. Sono una bella coppia, serena, attiva, molto curiosa, piena di interessi. Ci siamo lasciati con un invito a raggiungerli in Turchia, invito che non so quando mai potrò onorare, spero prima che si trasferiscano nuovamente. In regalo mi ha portato un libro di Orhan Pamuk: Altri colori. Quando mi sono avvicinata a Neve di Pamuk non l’ho trovato entusiasmante, mi sembra di fare molta difficoltà a comprenderlo, lo trovo tanto lontano, come cultura, modo di pensare, modo di scrivere. E sì che è un premio Nobel…Comunque ho iniziato a leggere questa raccolta di scritti, brevi saggi, articoli, sui temi più disparati. Mi ha colpito, tra le altre, una frase:

"Perché io sia felice è necessario che ogni giorno mi occupi un po’ di letteratura".

E poi ancora:

"L’aspetto più bello del mestiere dello scrittore, se sei un autore creativo, è poterti dimenticare del mondo come fa un bambino, sentirti leggero mentre giochi felice, trastullarti con le regole del mondo come fossero giocattoli e nel frattempo sentire l’esistenza di una profonda responsabilità dietro questa infantile e libera gioia che più tardi avvolgerà completamente i lettori. Si può giocare tutto il giorno, ma sentirsi molto più seri di chiunque altro. Prendere sul serio l’essenza e l’immediatezza della vita con un’ingenuità propria dei bambini. Quando stabilisci con coraggio le regole del gioco che tu stesso organizzi, puoi sentire che i lettori saranno attratti dal fascino del tuo linguaggio, delle tue frasi e della tua storia e così ti seguiranno. Il mestiere di scrivere è la capacità di far dire al lettore: “L’avrei detto anch’io, ma non sono riuscito ad essere così bambino”. "


In queste settimane, ma in verità un po’ sempre, mi è dispiaciuto non potermi dedicare al mio diario/blog come avrei voluto. Trascrivendo i preziosi istanti dell’essere, trattenendo le emozioni del giorno, incidendo nella memoria aneddoti, dialoghi, incontri vissuti. C’è sempre uno scarto tra vita vissuta e vita narrata…Però a me pare che scrivendo della vita, le si dia in un certo quale modo un significato ulteriore, o forse le si restituisce solo un senso, il senso che lì per lì ci era sfuggito…Quanti pensieri avuti durante la giornata volano via e non torneranno mai più…talvolta annoto le idee che mi vengono, ma sono per lo più pazze idee di cose che vorrei organizzare…ma di questo fermento non rimane traccia, e un po’ me ne dispiace.

Poi c’è il desiderio di leggere, e passano giornate senza che io sia riuscita ad aprire un libro. Per molte persone questo non costituirebbe un cruccio, lo so, ma per noi abituate così, amanti della parola scritta, curiose di sapere, affascinate dalle storie e da chi le scrive, la lettura è un balsamo, no direi di più, cibo, nutrimento per l’anima…Perché, come Pamuk, anch’io per essere felice avrei bisogno di poter scrivere e di poter leggere un po’ ogni giorno…

giovedì 19 maggio 2011

Colibrì

Sono passate alcune settimane, però continuava a girarmi in testa la storiella che ci ha raccontato il Dott. Giacomo Toffol, la sera del 29 aprile, quando ci siamo salutati. Ci stavamo complimentando con lui per il suo intervento, efficace, illuminante, ricco di informazioni e spunti pratici. In particolare io mi dolevo del fatto che l’uditorio fosse alla fin fine piuttosto scarno. Lui, da gran signore, ci ha ringraziate dell’invito, dicendo (spero non solo per cortesia nei nostri confronti) che per essere un piccolo paese, per la particolarità del tema affrontato, venti persone erano in fin dei conti un bel numero. Aggiungeva di essere abituato a numeri anche più bassi. Beh, forse aveva ragione, tutto è in fondo relativo.

Ma la consolazione più grande è stata, come dicevo sopra, la storiella che ci ha raccontato accomiatandosi.

La sapete quella del colibrì?, ci fa, mentre si sistema la tracolla del portatile sulla spalla.

Beh, veramente no…

Allora, con gli occhi sorridenti, attacca:

Nella savana era scoppiato un incendio e tutti gli animali si sono messi a correre per mettersi in salvo. Il leone, le zebre, gli elefanti, tutti corrono nella stessa direzione, allontanandosi dalle fiamme che stanno ormai divampando e distruggendo tutto ciò che incontrano sulla loro strada. Ad un certo punto il leone vede un piccolo colibrì che gli viene incontro: sta volando nella direzione opposta a tutti gli altri. Gli chiede: "Perché stai andando da quella parte? Non vedi che sta arrivando l’incendio?" E il piccolo colibrì gli risponde: "Vedi cosa ho qui nel mio becco, io porto la mia goccia d’acqua".

Nei momenti di frustrazione, quando ci lasciamo prendere dallo sconforto, dal pensiero che quanto facciamo, mossi dalla passione, dalle nostre più profonde convinzioni, sia inutile o lasci ben poca traccia, può essere bello ricordare questa storiella e immaginare di essere come quel colibrì…
Perché, come recita un antico detto cinese, che ho letto nel libro Bebè a costo zero della nostra amica Giorgia,

Molte piccole cose,

fatte da molta piccola gente,

in molti piccoli luoghi,

possono cambiare la faccia della terra.

lunedì 16 maggio 2011

Il nostro prossimo spuntino serale sarà dedicato alla preparazione nonché degustazione di alcuni piatti tipici orientali!

Una mamma della Stanza, Daijin, ci avvicinerà al sapere dell’Oriente attraverso i sapori della cucina sud coreana proposti in uno stile tutto orientale

Un piccolo assaggio culturale per arricchire il piacere dello stare a tavola.



La spuntino avrà luogo il 25 Maggio 2011 ore 20:30

a casa di Marta.


Se vieni, non dimenticare di portare la tua ciotola!

INTERVISTA A GIORGIA COZZA

La visita di Giorgia Cozza, ospite a Santa Lucia di Piave sabato 7 maggio, è stata un'occasione arricchente per molti che l'anno conosciuta e ascoltata. Purtroppo non si è potuta fermare molto ed è ripartita per quel di Sondrio la domencia mattina. Tuttavia tante sono le domande che avremmo voluto farle..ma non c'è stato il tempo. Abbiamo pensato perciò di comporre una breve intervista on line per conoscerla un po' di più. Chi desiderasse mettersi in contatto con lei, lo può senz'altro fare, saremo ben liete di darvi il suo indirizzo di posta elettronica.

Buona lettura allora!


1) Giorgia, innanzitutto grazie per aver accolto con entusiasmo il nostro invito a parteciapre come relatrice ai "Per...corsi per genitori 2011" di Santa Lucia di Piave. Avremmo ancora alcune curiosità e ci piacerebbe che tu rispondessi ad alcune domande. Innanzitutto vorremmo chiederti quando ti sei avvicinata alla professione di giornalista/scrittrice.

Allora... è successo per caso. Con la mia laurea in lettere, desideravo insegnare. Italiano, latino, storia, le materie che amavo. Poi, però, conclusi gli studi ho fatto un po' di tutto - baby sitter, cameriera, barista, ecc. - tra le varie occupazioni "temporanee", c'è stata quella giornalistica presso la redazione di un giornale locale. Ho iniziato per caso, appunto. Con lo stesso spirito con cui mi ero dedicata ad altro. Poi è diventata un'occupazione fissa (a parte qualche supplenza ho abbandonato l'idea dell'insegnamento) e dopo tanti anni, sono ancora qui che scrivo...

2) Quando e perchè hai deciso di dedicarti alle tematiche materno infantili?

Correva l'anno 2005. La mia terza bambina era nata da pochi mesi quando ho inviato il mio curriculum a una rivista del settore materno-infantile. Non l'avevo detto a nessuno, perchè non pensavo mi chiamassero. E invece è andata bene e da allora collaboro stabilmente con varie riviste per future e neomamme. Un lavoro bellissimo, perchè mi dà modo di approfondire argomenti che mi interessano (l'universo della maternità e dell'infanzia... è molto bello scrivere di questi temi!) e di conoscere tantissime mamme.

3) Cosa ti ha spinto a scrivere Bebè a costo zero?

La proposta è arrivata dalla casa editrice. Mi sono presa due giorni per pensarci, perchè non mi sentivo "ferrata" a proposito di consumo critico, pubblicità ingannevole, strategie di marketing delle aziende di prodotti per l'infanzia.
Io avevo sempre scritto di altro, di bambini, di mamme, di bisogni del neonato... E così ho deciso di partire da lì. E' stata una bella occasione per imparare qualcosa di nuovo e per sfruttare quanto avevo già avevo imparato intervistando tanti esperti del settore (pediatri, ostetriche, psicologi, consulenti in allattamento) e tanti genitori. Nelle pagine di Bebè a costo zero il punto di partenza sono sempre i bambini e il loro benessere. Il consumo critico, il risparmio e le scelte eco-sostenibili vengono di conseguenza. In fondo i bimbi nascono con pochi fondamentali bisogni. Se la risposta a questi bisogni non ha il cartellino del prezzo e non inquina il Pianeta, be'... meglio, no?

4) Giorgia, tu hai tre figli: come riesci a conciliare lavoro e gestione della tua numerosa famiglia?

Quando è nato il mio primo bimbo lavoravo nella redazione di un giornale di cronaca locale, con tutti gli impegni e gli orari di una redazione di cronaca... Ho chiesto il telelavoro e ho iniziato l'avventura del lavoro da casa. I miei bambini sono cresciuti con una mamma che lavora in casa, sanno che quando hanno bisogno io ci sono, ma sanno anche che quando sono al computer o al telefono sto lavorando. Il fatto che siano in tre è di grande aiuto, giocano tra loro per ore, si aiutano anche, sicuramente sono un punto di riferimento importante l'uno per l'altra. Penso alla più piccola, lei preferisce di gran lunga giocare con i suoi fratelli... Mi invita a giocare solo quando loro non ci sono! No, ora esagero, ma diciamo che per me non è stato troppo difficile conciliare lavoro e famiglia. E quello che non riesci a fare di giorno, lo recuperi di notte (sonno permettendo :))

5) Un'ultima domanda: come vedi il ruolo del papà oggi?

Non ti dico niente di nuovo se sottolineo il fatto che con la scomparsa della famiglia allargata e della rete di sostegno che un tempo era garantita dalle donne della famiglia e del vicinato, il papà è diventato una figura molto molto importante. In quanto babbo è sempre stato importante, certo. Ma ora è, spesso, l'unico sostegno per la neomamma. Siamo chiusi nei nostri appartamenti, non sempre le famiglie d'origine sono vicine, la famiglia è tutta lì: la coppia e il bambino. La mamma contiene e accudisce il bimbo che è nato, il papà accudisce e contiene la mamma. Se non succede, i primi tempi successivi alla nascita diventano molto più impegnativi per la neomadre. E il papà perde un'opportunità. Quella di vivere "pienamente" e assaporare questi momenti della vita che sono unici e irripetibili...

Grazie Marta, un abbraccio e un saluto speciale a Una Stanza per sè!


Grazie a te Giorgia e....arrivederci a presto!

mercoledì 4 maggio 2011

Bebè a costo zero







Sabato 7 maggio alle ore 17 presso la Ludoteca comunale di Santa Lucia di Piave avremo la straordinaria opportunità di conoscere e ascoltare la giornalista Giorgia Cozza.






Non perdete questo appuntamento!!!

Alcune notizie biografiche:






Giorgia Cozza, giornalista comasca, scrive per varie riviste specializzate nell'infanzia occupandosi di gravidanza, allattamento, psicologia e salute della mamma e del bambino. È autrice di alcuni testi dedicati al settore materno-infantile: E adesso… cresco. Come stimolare il suo sviluppo (Sfera Editore, 2007), Bebè a costo zero. Guida al consumo critico per neomamme e futuri genitori (Il leone verde, 2008), Quando l'attesa si interrompe. Testimonianze e riflessioni sulla perdita prenatale (Il leone verde, 2010), Goccia di vita (Ave Edizioni, 2010) e le Storie di Alice, libri illustrati per l'infanzia (0-6 anni).
È co-autrice del volume Allattamento materno. Come nutrire felicemente il tuo bambino (De Agostini, 2011).
Mamma felice di tre splendidi bambini, grazie a loro ha avuto l'opportunità e la gioia di sperimentare personalmente i temi trattati nei suoi libri.

Una guida per salvarsi dal caro bebé

Due lineette! Il test di gravidanza conferma quello che era solo un dubbio, una speranza o, forse, già quasi una certezza: è in arrivo un bebé. Quello della gravidanza è un tempo privilegiato, un tempo di riflessioni sul passato e di progetti per il futuro. Come l’ansia degli acquisti e la preoccupazione per le spese siano riuscite a conquistarsi uno spazio tanto importante in questa esperienza così intima e ‘spirituale’, è difficile da comprendere. Eppure è così. Ad oggi, nell’immaginario comune aspettare un figlio si traduce in un’ingente mole di acquisti e spese. In effetti, la pubblicità non lascia dubbi: gli accessori pensati dalle aziende del settore per rispondere ai bisogni di mamme e bebé sono tantissimi e tutti, ugualmente, “indispensabili”. Tanto che, i dati dell'Osservatorio Federconsumatori, ci parlano di una spesa minima di 6000 euro per i primi dodici mesi di vita del bambino. Una spesa così alta, da risultare proibitiva per molte coppie. Come confermano studi e indagini che hanno individuato tra le cause della bassa natalità nel nostro Paese proprio la questione finanziaria.
Ma d’altronde, chi vorrebbe far mancare il necessario al proprio piccolino? Tutti i genitori desiderano il meglio per i figli.
Attenzione, però. E se al “meglio” avesse già provveduto la natura?
E se ciò di cui ha bisogno un bambino non fosse in vendita nei negozi specializzati per l’infanzia?
Non sono pochi i genitori che hanno scoperto qualcosa che la pubblicità cerca di farci dimenticare: per far felici i propri bebé e rispondere ai loro bisogni – quelli veri - non serve metter mano al portafogli. Mamma e papà sono la risposta ad ogni esigenza. Tra le braccia dei genitori il neonato trova tutto quello di cui ha bisogno: affetto, rassicurazione, contatto e stimoli per un corretto sviluppo sensoriale. I mille modelli di sdraiette, ovetti e palestrine super accessoriati, potranno mai competere con il caldo abbraccio di mamma e papà? E gli effetti sonori degli accessori per i più piccini, reggono il paragone con la voce nota e amata della mamma, una voce che il bambino ha imparato a conoscere nei lunghi mesi dell’attesa?
E per quanto riguarda il nutrimento? Al seno della mamma ogni bimbo trova l’alimento, insuperabile e ineguagliabile, perfetto nell’immediato per garantire una crescita ottimale e preziosa difesa da molte malattie nel corso della crescita. A costo zero.
E quando il bimbo è più grandicello? L’ambiente domestico è una fonte inesauribile di divertimento e scoperte stimolanti. Lasciando da parte box, recinti e girelli, ma creando un ambiente il più possibile sicuro e a misura di bimbo, ecco che il piccolo potrà lanciarsi alla scoperta del movimento, dello spazio, della realtà che lo circonda. E al posto dei giochi tutti luci e suoni, un bel mestolo di legno da battere sul fondo di un pentolino, una bottiglietta colma di fagioli secchi o bottoni ed ecco pronte, incredibili melodie. Crescere un bimbo sereno e soddisfatto con affetto, fantasia e poche essenziali spese è possibile.
Ricordiamo, inoltre, che il consumo critico anche in questa fase tanto particolare della nostra vita, non solo ci permette di risparmiare, ma è l’unico modo per rispettare l’ambiente. E preoccuparsi delle sorti del Pianeta, è un atto praticamente dovuto nei confronti dei figli a cui questo ambiente verrà lasciato in eredità.

“Bebé a costo zero” si propone di:
1) accompagnare i futuri genitori nella riscoperta delle reali esigenze dei loro bambini, per soddisfarle al meglio (“Perché l’unico bisogno universale di ogni bambino è quello di essere amato. L’amore è la risposta. Una risposta che ci renderà tutti più felici. A costo zero.”),
2) offrire informazioni (basate sulle evidenze scientifiche) e suggerimenti pratici per non sprecare denaro (non si tratta tanto di risparmiare, quanto di non sostenere spese inutili ingannati dalla pubblicità),
3) stimolare una riflessione sulla correlazione tra consumo critico e rispetto dell’ambiente.

Questa guida è il frutto della consulenza di numerosi esperti (pediatri, ostetriche, pedagogisti), e dell’esperienza di tanti genitori che con la loro testimonianza hanno arricchito queste pagine di preziosi suggerimenti e spunti di riflessione.

Sul sito Bambino natiurale trovate la segnalazione del nostro evento. Linkate qui sotto:
http://www.bambinonaturale.it/2011/05/giorgia-cozza-e-bebe-a-costo-zero-a-santa-lucia-del-piave-sabato-7-maggio/

Azioni pratiche

L'incontro di venerdì scorso con il Dott. Toffol è stato molto interessante, illuminante per certi aspetti, piacevole nonostante il tema e gli allarmi lanciati (PM10, Pesticidi, sostanze inquinanti, ecc). Ci è piaciuto il taglio pratico dato all'intervento, ricco di informazioni scientifiche ma anche di utili suggerimenti pratici da adottare quotidianamente.

Ve ne lasciamo un estratto, e tenete presente che per eventuali approfondimenti in ludoteca, durante gli orari di apertura della Stanza, potrete trovare una copia del libro del dott. Toffol, a disposizione per consultazioni.


Eccovi quindi...alcuni suggerimenti per proteggere la nostra salute e quella dei nostri figli.


Le azioni pratiche


• Usa di più i mezzi pubblici e la bicicletta, cammina di più a piedi con i bambini scegliendo orari e luoghi di minor traffico.

• Vai a scuola in modo autonomo: “pedibus” e piste ciclabili, percorsi controllati e chiusi al traffico in vicinanza delle scuole.

• Scegli l’auto nuova tra quelle che più rispettano l’ambiente

• Non fumare in casa

• Mantieni la casa il più possibile asciutta e arieggiata, e controlla il buon funzionamento di stufe e caminetti

• Non usare insetticidi.

• Limita il consumo di carni trattate (salumi,insaccati,carni in scatola), verifica la qualità delle carni fresche

• Mangia pesce da padella/piccolo (pesce azzurro) piuttosto che pesce predatore/grande (pescespada, tonno), mangia meno pesce grasso (sgombro, carpa, pesce persico, trota)

• Scegli frutta e verdura di stagione, di provenienza locale, possibilmente di produzione biologica, coltivata in campo aperto, e lavala accuratamente.

• Riduci la produzione di rifiuti scegliendo i prodotti con minori imballaggi, riciclando e riutilizzando le cose, effettuando la raccolta differenziata. Se hai bambini piccoli scegli i pannolini lavabili: risparmierai denaro ed inquinerai di meno.

Altre informazioni sul sito: www.acp.it



domenica 1 maggio 2011

Reali(ty)









Foto sopra: credo non servano presentazioni per la foto ufficiale di famiglia scattata in occasione del matrimonio del principe William e di Kate, duchessa di Cambridge....
Disegno sotto: libera interpretazione del matrimonio dei reali di mia figlia Sofia (6 anni).

Da notare la Regina madre sulla destra, vestita in giallo canarino. Anche gli altri abiti sono stati disegnati dopo aver visto le foto degli invitati a nozze che corredavano gli articoli del Corriere della Sera di sabato 30 aprile....vi assicuro che riproducono fedelmente gli originali!!



giovedì 28 aprile 2011

INQUINAMENTO E SALUTE DEI BAMBINI. Cosa c'è da sapere, cosa c'è da fare

Domani sera il secondo appuntamento dei “Per…corsi per genitori 2011”, organizzati dal Comune di Santa Lucia di Piave, a cui abbiamo personalmente collaborato.


Venerdì 29 aprile ore 20.30 presso il Centro Sociale G. Messina interverrà il pediatra Dott. Giacomo Toffol di Pederobba, membro ACP (Associazione Culturale Pediatri) e collaboratore della nota rivista UPPA, sul tema:

L’inquinamento e la salute dei bambini.

Ci illuminerà sui principali tipi di inquinamento, sugli effetti di questo sulla crescita dei più piccoli e, cosa più importante, ci darà dei preziosi consigli su come difendere i nostri figli (e noi stessi) dagli agenti inquinanti (in casa e fuori).

L'incontro avrà un taglio molto pratico. Consigliato per coloro che progettano di diventare genitori, per coloro che già lo sono, per tutti quelli che hanno a cuore la propria salute e quella del nostro pianeta.


Ci aiuti a passare parola?





INQUINAMENTO E SALUTE DEI BAMBINI.
COSA C’È DA SAPERE, COSA C’È DA FARE
a cura di Giacomo Toffol, Laura Todesco, Laura Reali, edito da Il pensiero Scientifico.

E’ uscito in Italia il primo libro dedicato al rapporto tra inquinamento e salute dei bambini. Il volume tratta il tema dell’inquinamento in tutte le sue possibili declinazioni, da quello atmosferico a quello acustico, dagli studi sulle radiazioni alla questione degli OGM, dall’inquinamento dell’acqua a quello del cibo, fornendo le più aggiornate informazioni scientifiche integrate con raccomandazioni pratiche. Non si limita a dare una presentazione teorica su queste tematiche, ma offre anche dei suggerimenti pratici su come agire per evitare o ridurre l'esposizione agli inquinanti.
Le correlazioni esistenti tra l’ esposizione ad ambienti inquinati e diverse importanti malattie (respiratorie, cardiocircolatorie, neoplastiche) sono documentate da numerosi studi di popolazione che dimostrano come siano più colpiti gli strati più deboli della società. Uno studio recente dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che circa un terzo delle morti dalla nascita a 19 anni nella Regione Europea (che include anche tutti i Paesi ex URSS e la Turchia) sia attribuibile ad ambienti insalubri o insicuri, e gran parte del peso di queste malattie ricade sui bambini sotto i 5 anni. Gli effetti noti sulla salute dovuti all’inquinamento ambientale hanno dunque un notevole peso sanitario, la loro prevalenza ha in molti casi un trend in aumento, e, cosa più importante, spesso esiste la possibilità di intervenire.




Associazione Culturale Pediatri

L’ACP (www.acp.it) è un’associazione che raccoglie circa 2500 pediatri italiani in 38 gruppi
locali, finalizzata allo sviluppo della cultura pediatrica ed alla promozione della salute del
bambino.
Quattro le priorità dell'Associazione nel percorso intrapreso per la tutela dei bambini e dei
genitori: 1. le disuguaglianze nella salute dei bambini e degli adolescenti da condizioni
territoriali economiche e culturali; 2. la salute mentale dei bambini e negli adolescenti; 3.
rapporto ambiente e salute nei bambini; 4. l'aiuto alle famiglie perché cresca la capacità di
essere genitori competenti.
La mission principale dell'ACP riguarda la formazione e l'aggiornamento dei pediatri.
L’Associazione è inoltre impegnata in attività di ricerca nell’ambito delle cure primarie e del
settore ospedaliero e in aree ancora poco esplorate del mondo dell’infanzia (le humanities).
L'ACP collabora con il Centro Nazionale di Documentazione sull'Infanzia e l'Adolescenza della
Presidenza del Consiglio e ha contribuito alla formulazione del Piano Sanitario Nazionale ed
alla Commissione Nazionale sull'Abuso e il Maltrattamento. È rappresentata in varie
commissioni del Ministero della Salute: ADHD, autismo, allattamento al seno, risk
management.





Pediatri per un mondo possibile
All'interno dell'ACP si è formato un Gruppo di lavoro denominato Pediatri per un mondo
possibile (http://pumpacp.blogspot.com/) attivamene impegnato sul tema del rapporto fra
ambiente e salute del bambino.
Il Gruppo si prefigge di raccogliere e divulgare tutte le informazioni scientifiche disponibili su
questi temi, preparando un corso di formazione per i pediatri, e del materiale informativo per i
genitori e per la popolazione, con particolare riguardo agli amministratori locali ed alle figure
operanti nel campo dell’istruzione scolastica.
Le azioni promosse da questo gruppo sono:
· diffusione di un corso di formazione sull’argomento
· inserimento di brevi interventi informativi nell’ambito di altri eventi formativi già
programmati
· collaborazione alla stesura del bollettino ISDE (news letter elettronica dell’ ISDE Italia
(Associazione medici per l’Ambiente) con informazioni relative all’età infantile ricavate dalla
sorveglianza della letteratura.
· promozione della ricerca per aumentare la consapevolezza degli effetti ambientali sulla
salute del bambino.
· partecipazione ad iniziative promosse da altre agenzie che si pongano analoghi obiettivi.

giovedì 21 aprile 2011

La poesia delle immagini









Linda Wolfsgruber

















Lizbeth Zwerger
















Valentina Dotto











Stepan Zavrel













Octavia Monaco


















Nicoletta Costa














Nicoletta Ceccoli












Laura Cantone













Alessandra Cimatoribus












Beatrice Alemagna











Arcadio Lobato








mercoledì 20 aprile 2011

Alla ricerca di entusiasmo.......

Alzarsi la mattina, affrontare la routine del nuovo giorno, correre come pazzi per rispettare i tempi imposti dal posto di lavoro, dalla scuola di tua figlia, ottimizzare ogni singolo momento della tua giornata per riuscire a fare ogni cosa. Tutto questo richiede, per quanto mi riguarda, una buona dose di entusiasmo. Un’energia che ti nasce dentro, nelle viscere del tuo sentire e che ti spinge a superare la noia della ripetizione, ad accettare che la vita è un susseguirsi veloce di azioni spesso inconsapevoli.

Cerchiamo dunque la fonte generatrice di questo entusiasmo che rischia sempre di spegnersi a seguito di una qualche delusione o di un evento tragico. Il sorriso dei tuoi bambini, un marito premuroso, dei genitori presenti, un lavoro soddisfacente, il piacere di una vacanza insomma tantissimi sono i motivi per i quali vale la pena di esistere. In una realtà come la mia, dove, per fortuna, non devo lottare per un pezzo di pane o per un tetto sulla testa, emergono tuttavia richieste più esigenti. Soddisfatti quelli che sono i bisogni primari di un essere vivente, non posso fare a meno di pretendere da me stessa una felicità più profonda, più nascosta. La trovo nelle forme di un dipinto, nelle parole di un poeta, nelle movenze di una ballerina, nella musicalità della natura, nei colori di una fiaba . Finché la mia pelle vibra ancora per queste immagini e rimane sensibile alle emozioni di una buona lettura, sento di darmi un senso. Intendiamoci non sono una intellettuale, tutt’altro, mi considero una lettrice molto mediocre e dotata di una scarsa e insopportabile incapacità di ricordare le cose lette e rilette. Ma nel momento in cui compio l’atto di osservare, di leggere rimango pervasa dalla magia di quell’istante e sono felice.

Quando il tempo o gli impegni mi impediscono di nutrirmi di questa bellezza, provo rabbia, menomazione. Una rabbia che poi si riversa ingiustamente su mio marito e sulle mie bambine che vorrei mi concedessero più spazio alle mie curiosità. Fare tutto e bene non si può. Mi trovo di fronte sempre al dilemma di fare una scelta: in quest’ora di tranquillità cosa prediligo? Il libro della Cvetaeva o il bagno da pulire, l’orlo della tenda o una mezz’oretta di sonno (visto che di notte non si dorme…), la scatola da rivestire o la montagna di panni da stirare, il post da scrivere nel blog o la cucina da riassettare, la tela da dipingere o la terrazza da sistemare……

Brevi momenti liberi, di assoluta quiete, “nella mia stanza”, durante i quali vorrei dare anima e corpo alla creatività delle mie mani e della mia mente, ma che vivo purtroppo con l’ansia di essere interrotta prima del previsto o di doverli dedicare alle noiose faccende di casa.

Concludo con le parole di una meravigliosa poesia di Erri De Luca, per trasmettere un po’ di quella forza di cui mi nutro quando cerco il mio entusiasmo di vivere:

Valore, di Erri De Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che .
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Prossimi appuntamenti

per...corsi per genitori 2011



Venerdì 29 aprile 2011 ore 20.45
presso il Centro Sociale “G. Messina”
Dott. Giacomo Toffol

L'inquinamento e la salute dei bambini
Cosa bisogna sapere, cosa si può fare per difenderli


Sabato 7 maggio 2011 ore 17.00
presso la Ludoteca Comunale
Dott.ssa Giorgia Cozza giornalista

Bebè a costo zero
Guida al consumo critico per accogliere ed accudire al meglio il nostro bambino.



Per ulteriori informazioni potete contattare:

Comune di Santa Lucia di Piave – Tel. 0438/466100

e-mail: info@comunesantalucia.it



Oppure potete rivolgervi agli operatori presso:

Ludoteca Comunale (presso nuova biblioteca)

Spazio Giovani (presso il Centro Sociale)





martedì 19 aprile 2011

A piedi nudi nel parco












A piedi nudi nel parco, film del 1967 diretto da gene Saks, estratto dall'omonima commedia teatrale di Neil Simon, con gli indimenticabili Robert Redford e Jane Fonda nelle vesti di una coppia di neosposi che, dopo aver trascorso sei giorni di infuocata luna di miele chiusi in una stanza dell'hotel Plaza, si trasferiscono nella loro prima casa, un piccolo e spoglio appartamento al quinto piano di un vecchio palazzo senza ascensore del GreenwichVillage. Ben presto però emergono le loro differenze caratteriali che mettono a dura prova la loro vita matrimoniale: Paul è serio, contegnoso, prudente, Corie è vitale, appassionata, romantica; tanto l'uno è prevedibile e convenzionale quanto l'altra è imprevedibile e spudorata.


Mi è venuta in mente questa commedia sentimentale, tra l'altro molto divertente, quando nelle settimane scorse il sole e le elevate temperature ci avevano inaspettatamente regalato un assaggio d'estate. Il desiderio di togliersi le scarpe e correre a piedi nudi sull'erba era irresistibile.... I bambini sono estremamente spontanei in questo, alcuni proprio non le tollerano le calzature e si trovano a loro agio solo se le piante dei loro piedini possano stare nudi, toccare l'erba, i sassi, la sabbia... Come se volessero sentire la terra, direttamente, senza filtri...


Sulle sensazioni che può restituire loro quel contatto, vi cito qui sotto un brano tratto dal libro Donne che corrono coi lupi, di Clarissa Pinkola Estés:


"Nel lessico simbolico della psiche, il simbolo della Vecchia è una delle personificazioni archetipe più diffuse al mondo. Nel Sudest l'archetipo della vecchia può essere anche appreso come la Que Sabe, Colei che sa. Per la prima volta compresi La Que sabe quando vivevo sulle montagne del sangr de Cristo, nel Nuovo Messico, sotto il cuore del lobo Peak. Una vecchia strega dei Ranchos mi disse che La Que Sabe sapeva tutto sulle donne, le aveva create da una piega sulla pinata del suo piede divino. Ecco perchè le donne sono cretaure che sanno; sono fatte in essenza della pelle della pianta del piede, che sente tutto. Quest'idea della pelle del piede sensibile suonava vera, perchè una donna acculturata della tribù Kichè mi disse una volta che aveva inodssato il primo paio di scarpe a vent'anni, e ancora non si era abituata a camminare con los ojoos vendados, con i paraocchi ai piedi".


Al di là del riferimento al femminile, penso che dove possibile e non vi siano seri pericoli sia davvero bello lasciare ai bimbi la libertà di stare a piedi scalzi, di correre a piedi nudi sull'erba, se lo desiderano...E' la loro parte selvaggia, istintuale, che va preservata...


E noi? Quand'è stata l'ultima volta che abbiamo corso liberi?

mercoledì 13 aprile 2011

SEI FORTE PAPA'! INCONTRO 16 APRILE 2011

Carissimi amici e amiche,

vi segnaliamo e vi invitiamo a partecipare ad un interessantissimo incontro organizzato dall'amministrazione comunale nell'ambito dei Percorsi per Genitori 2011 che si terrà SABATO 16 APRILE ore 15.00 presso la LUDOTECA della BIBILIOTECA COMUNALE di SANTA LUCIA DI PIAVE.

Il titolo è:


SEI FORTE PAPA'! IL COMPITO DEL PADRE NELL'EDUCAZIONE DEI FIGLI.

Relatrice: Dott.ssa Donata Di Leo

Non mancate!! E soprattutto...fate partecipare i papà!
Vi aspettiamo.


Qui di seguito riportiamo la presentazione dei Percorsi dell'Amministrazione Comunale.


Carissime Famiglie,
da alcuni anni il Tavolo Interistituzionale per l'Educazione di Santa Lucia di Piave, propone dei percorsi formativi rivolti ai genitori e, visto il buon esito delle passate edizioni, ha deciso di programmarli anche per il 2011.

In un recente incontro pubblico, a cui hanno partecipato molti genitori sensibili a questo progetto, sono state analizzate alcune tematiche, raccolte le richieste e le esigenze delle famiglie e valutato insieme la possibilità di contattare alcuni relatori.

Il calendario di quest’anno è quindi il frutto del lavoro, non solo del Tavolo Interistituzionale per l’Educazione, ma anche e soprattutto dei tanti genitori che con spirito propositivo e di collaborazione hanno voluto contribuire a questo progetto.

I per…….corsi sono rivolti tutti i genitori: dai neonati agli adolescenti, gli argomenti trattati sono differenziati in base alle specifiche problematiche ed esigenze delle diverse età. La partecipazione è libera e gratuita: è quindi possibile partecipare anche ai per…..corsi rivolti a fasce d’età diverse da quella dei propri figli.

Le serate sono rivolte inoltre a tutti coloro che, per ruolo professionale o interesse personale, siano desiderosi di migliorare la proprie capacità di comunicazione e relazione con bambini e ragazzi, al fine di poter significativamente ed efficacemente incidere sul processo evolutivo della loro crescita psicologica, affettiva e socio-relazionale.


L’Assessore alle Politiche per
l’Infanzia, Giovanili e Famiglia
Francesca Pellegrini
I membri del Tavolo Interistituzionale per l’Educazione


venerdì 8 aprile 2011

Nel nome del padre e nel nome della madre

Visto l'approssimarsi del 16 aprile, giornata in cui avremo ospite la dott.ssa Di Leo che terrà un incontro intitolato "Sei forte papà! Il ruolo del padre nell'educazione dei figli" vorrei lasciare qui sul blog alcune considerazioni.

Trovo sia bellissimo e giustissimo che il ruolo dei papà sia oggetto di riflessione e che sia dedicato esclusivamente a loro un intero incontro. I papà di oggi sono molto più coinvolti nella gestione dei figli rispetto ai padri di una volta, questo è innegabile ma poca è ancora la considerazione che la società offre loro. Io stessa quando dico di avre tre figli ricevo complimenti del tipo. "Oh, sei proprio brava!" ed ogni volta mi trovo a dover puntualizzare che brava proprio non sono o che comunque il menage familiare veine portato avanti anche e soprattutto da mio marito, che fin dalla nascita della nostra primogenita si è rivelato un padre eccezionale. E come lui ne ho conosciuti altri, che davvero hanno una sensibilità e un attaccamento ai proprio e agli altrui bimbi che non solo non ha nulla da invidiare alla sensibilità materna ma addirittura la supera. Eppure, socialmente parlando, tutti i meriti concernenti la prole vanno alla madre...

Il bello della nostra società è a mio parere che non ci siano caselle predefinite dove ciascuno debba necessariamente collocarsi ma che viceversa la propria organizzazione di vita, personale e familiare, è demandata alla coscienza di ciascun individuo e naturalmente agli accordi che si prendono all'interno della coppia genitoriale. Il tutto nel rispetto delle specifiche personale attitudini, delle proprie ambizioni, delle proprie capacità. Conosco madri che se non lavorassero impazzirebbero e padri che volentieri lavorerebbero meno per dedicarsi di più ai propri figli. Come del resto la dimensione lavorativa (fuori casa) è stata una novità per la donna a partire dal XIX secolo e rappresenta ancora una dimensione con cui fare i conti per tutte le ben note difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia, così anche per gli uomini che decidono di diventare padri la dimensione di cura è un qualcosa da cui tradizionalmente sono stati tenuti lontani e che ora piano piano stanno cominciando a scoprire. Si accorgono che prendersi cura quotidianemente di un bimbo piccolo è un compito molto faticoso e stressante, ma che parimenti è un lavoro che offre delle soddisfazini uniche e irripetibili e soprattutto, offre la grandiosa possibilità di instaurare un rapporto con i propri figli fin dai primi mesi della loro vita fatto di fiducia, di rispetto, di affetto, di tenerezza. Ci sono padri che vogliono godersi appieno queste gioie e hanno compreso che per raggiungerle è necessario dedicare ai propri figli tanto, tanto tempo (la qualità forse forse non basta...).

Come si parla continuamente di donne e lavoro, focalizzando l'attenzione sul problema della conciliazione tra famiglia e lavoro sotto un'ottica strettamente femminile, così bisognerebbe iniziare a parlare anche del doppio ruolo con cui i padri di oggi si trovano volenti o nolenti a fare i conti. Lavorano certo tutti, ma tanti sono ben presenti in famiglia e questo richiede loro grandi energie e competenze e attenzione alle loro difficoltà. Ben vengano quindi incontri come quelli che terrà la dott.ssa Di Leo il prosismo 16 aprile.

Personalmente credo anche che dare importanza al ruolo che hanno i papà e riconoscre quanto prezioso ed essenziale esso sia contribuisca a rafforzare il loro coinvolgimento nella vita familiare, lì dove magari latita, per un motivo o per un altro. Per questo motivo mi trovo spesso a non condividere la frase, detta magari a proposito di un bambino piccolo che sta piangendo (non perchè ha fame e deve essere allattato, ovviamente):" Oh, ecco, vuole la mamma!", seguita poi dal classico gesto di piazzare il cucciolo tra le braccia materne. Ho avuto prove di quanto invece le braccia del padre possano essere, molto più frequentemente di quanto si creda, molto più rassicurante e calmanti di quelle materne, a volte stanche, nervose o pur inconsapevolmente agitate. Che faccia comodo a tanti uomini dire che un bambino abbia bisogno della mamma è chiaro, ma almeno abbiamo l'onestà di dire le cose come stanno. Siamo sinceri: è veramente vero che un bambino soffre se non sta con la sua mamma supponiamo, un paio d'ore la sera, o è una comoda scusa per non perdersi l'allenamento di calcetto? ;-)

Un'altra cosa che mi lascia perplessa e sui mi piacerebbe davvero avere un sereno confronto anche con altre mamme è la seguente. Spesso si giustificano le assenze paterne (per allenamenti o svaghi o straordinari ingiustificati) con l'assunto che l'uomo per natura ha bisogno di sfogarsi (mi fermo qui e non specifico perchè credo che il senso sia chiaro a tutti). Premesso che per fortuna la specie umana è fatta non solo di natura ma anche e soprattutto di cultura, beh, siamo davvero convinte al 100% che questa esigenza non sia propria anche di noi donne? E che la nostra troppo generosa indulgenza non faccia altro che scavare una distanza ancora maggiore tra i nostri compagni e quella dimensione di cura in cui tanto vorremmo coinvolgerli? Oppure ci va bene così, perchè non vogliamo perdere socialmente quel ruolo in cui siamo state identificate per secoli, ovvero come madri e mogli dispensatrici di cure a tutti? Quanti interrogativi sorgono, da un semplice titolo di una conferenza....

domenica 3 aprile 2011

Dolce Dormire........

Negli ultimi mesi le mie notti sono alquanto tormentate. Un tempo lo erano per il mio irrefrenabile desiderio di dipingere o di leggere nel silenzio dell’oscurità. Ora lo sono per i continui risvegli di Caterina, la mia secondogenita di sei mesi. A volte riesco anche a dormire due ore di seguito, magari accartocciata sul bordo del letto, ma il resto della notte è una totale disperazione. Caterina si sveglia, piange, si agita……vuole la tetta, quindi si calma, si riaddormenta e dorme altri cinquanta minuti. Poi si risveglia e via così fino all’alba.

Inizialmente dormiva nella culla accanto a me, poi in cameretta con Anna. Aveva dei buoni orari, cioè accettabili per i primi mesi. Poi, a partire dal quarto mese, i suoi ritmi sono andati in tilt.

Provo quindi la tecnica del lettone, ma le cose non cambiano, anzi peggiorano, perché Anna, spinta da sentimenti di gelosia, s’intrufola sotto le coperte nel cuore della notte, mentre Caterina continua a svegliarsi . Risultato: il papà passa dal lettone al divano, dal divano al lettino, la mamma dal lettone alla passeggiata in salotto a cantare le ninnananne. Insomma un vero disastro!!!

Con Anna avevo applicato il metodo di “Fate la nanna”. Dopo quattro sere di pianti logoranti Anna aveva imparato ad addormentarsi da sola e a dormire tutta la notte. Ma il metodo non resiste ai viaggi o ai periodi di malattia. E’ necessario ripeterlo e così ho abbandonato questa tecnica che a lungo andare risultava inefficace con Anna. Dico con Anna perché se parli con alcuni genitori, questi ti dicono che funziona benissimo e che i loro bambini non mettono mai piede nel loro lettone. Beh questo di non mettere mai piede nel lettone di mamma e papà lo trovo davvero triste. Ricordo benissimo quando io e le mie sorelle, da piccole, dormivamo con mamma e papà o con la nonna. Momenti indimenticabili, di grande tenerezza.

Alla fine con Anna sono riuscita a trovare un compromesso. Leggiamo delle storie, una poesia nel lettone, si addormenta con la mia mano e poi papà la porta nella sua cameretta. Prima che nascesse Caterina, non si muoveva dal suo letto. Ora, è chiaro, si fa qualche giretto notturno. La capisco perfettamente e l’accolgo con tranquillità!

Ci sono dunque due modi di pensare completamente opposti per quanto riguarda la nanna dei bambini. Quello che accoglie il co-sleeping e quello che lo rifiuta drasticamente.

Giorgia Cozza riporta nel suo libro “Bebè a costo zero” un meraviglioso passaggio di due pediatre e responsabili del Gruppo di Studio sui Disturbi del Sonno dell’ACP Puglia e Basilicata Annamaria Moschetti e Tortorella: durante dell’ansia da separazione (otto mesi-tre anni) la risposta “sensibile” della madre al pianto del bambino gli consente di sperimentare che può fidarsi di lei e questo è alla base dello sviluppo del senso di sicurezza interiore. Inoltre il passare rapidamente e facilmente dal pianto e dall’agitazione alla quiete, grazie all’aiuto della madre, diviene nel tempo una capacità propria del bambino, che diventa a mano a mano sempre più capace di calmarsi e anche di addormentarsi da solo. Il bambino diventa autonomo solo dopo aver sperimentato un periodo di efficace dipendenza

Sono in molti (tra pedagoghi, insegnanti, pediatri) a sostenere invece che dormire nel lettone sia dannoso per il piccino. Si teme che non ne potrà più fare a meno, che cresca poco autonomo. Quando dico ad alcuni amici che metto Caterina nel lettone, vengo assalita dalla loro disapprovazione.

Ma se guardo i figli dei miei amici, i miei nipoti, le mie bimbe, mi accorgo che la sicurezza, la serenità o meno dei bambini dipende da molti fattori: dal tipo di genitore che si ritrovano, dalle esperienze, dai luoghi, dalle persone che vivono e non solo dal letto in cui dormono.

Insomma, al momento non sono in grado di capire quale sia il metodo più giusto, quello più educativo. Con grande sincerità, spero solo che prima o poi riusciremo a dormire tranquille senza troppe interruzioni. O nella culla o tra le mie braccia, auguro alla mia pargoletta di trovare al più presto il piacere di fare tanta nanna.

martedì 22 marzo 2011

22 marzo 2011 - Festa mondiale dell'Acqua

per celebrare la festa mondiale dell'acqua ho pensato di mettere in questo post alcune parole significative sull'acqua di Erri de Luca:

PAROLE SULL'ACQUA DI ERRI DE LUCA

Chi trivella un pozzo di petrolio fa festa, è diventato ricco. Chi scava una sorgente trova la felicità diversa di chi ha arricchito il mondo, non se stesso. L’acqua da lui trovata si va aggiungere alla famiglia delle fonti, si sparge, diventa nuvola, fiume, lago, stagno, ghiaccio, diventerà marea e ubbidirà alla luna, diventerà vapore in ubbidienza al sole, poi sarà pioggia in ubbidienza al vento.

Così fu in Tanzania, montata sopra un pozzo, la prima pala a vento forzò l’acqua a salire in superficie con spinta di risucchio. Sputata, sparsa in terra era vita affiorata, un largo di sorrisi e denti bianchi in bocca a pelli scure, bianco di ruscelletto, sopra terre secche. I bambini inseguivano la corsa di quell’acqua, appena al mondo e già pronta al lavoro.

Ho imparato a dosarla, per la pasta oggi non c’è più bisogno di riempire la pentola, ne basta metà anche meno, non rischia più d’incollarsi. Scolata è buona per le piante, per la doccia me ne faccio bastare tre litri. Per costruire la casa usammo quella piovana per gli impasti, raccolta da grondaie. Mi piace credere che ho tenuto conto delle gocce.


Poi invito a leggere GOCCE DI VOCE, una raccolta di poesie sull'acqua per grandi e piccini che ho avuto modo di conoscere grazie al gruppo di letture "Voci in Viaggio" :

GOCCE DI VOCE

Sette poeti in un libro per le mamme e i neonati
di STEFANO BORDIGLIONI, CHIARA CARMINATI, PIETRO FORMENTINI, ROBERTO PIUMINI, GIUSI QUARENGHI, GUIDO QUARZO, BRUNO TOGNOLINI

Illustrazioni di ANTONELLA ABBATIELLO - Fatatrac, 2006



E ancora una bellissima Filastrocca da leggere con allegria ai nostri bambini:

FILASTROCCA DEL BUON MATTINO

col mio bambino al lavandino

coi rubinetti di acciaio lucente

l’acqua fresca pulita corrente

il sapone profumato

l’asciugamani di bucato

il dentifricio alla banana

il primo sole sulla persiana

il borotalco al ciclamino

il pettine e lo spazzolino.

Filastrocca della pulizia,

la più allegra che ci sia.


BUONA FESTA DELL'ACQUA A TUTTI!!!

lunedì 21 marzo 2011

Poesia


Oggi 21 marzo, primo giorno di primavera, si festeggia la giornata mondiale della Poesia.

Leggete una poesia ai vostri bambini!

Io qui nel blog trascrivo questa della poetessa inglese Christina Rossetti (1830-1894).



Ricordami


Tu ricordami quando sarò andata
lontano, nella terra del silenzio,
né più per mano mi potrai tenere,
né io potrò il saluto ricambiare.


Ricordami anche quando non potrai
giorno per giorno dirmi dei tuoi sogni:
ricorda e basta, perché a me, lo sai,
non giungerà parola né preghiera.


Pure se un po' dovessi tu scordarmi
e dopo ricordare, non dolerti:
perché se tenebra e rovina lasciano


tracce dei miei pensieri del passato,
meglio per te sorridere e scordare
che dal ricordo essere tormentato.

venerdì 11 marzo 2011

Gonne al vento


Françoise Hardy -
Tous les garçons et les filles

Nessuna novità musicale, ma un pezzo che molti avranno sentito più volte.

Dolce riascoltarlo

L'arte di vivere

Ho il piacere di mettere nel nostro blog il sito di due artiste che ho l'onore di conoscere bene:
Silvia Bugno (la mia testimone), ballerina e insegnante di danza contemporanea e Valentina Dotto, la mia insegnante di pittura espressiva nonchè illustratrice di libri per bambini.

Due donne fantastiche che hanno fatto della loro vita un'opera d'arte

http://www.silviabugno.com/

http://valentinadotto.it/




Il fascino di un cappello a cilindro

Segnalo velocemente un bellissimo video dove Vanessa Paradis canta Il y a. Appena trovo il tempo vi trascrivo la traduzione del testo.

Buona visione e buon ascolto||


IL Y A

Il y a là la peinture
Des oiseaux, l'envergure
Qui luttent contre le vent
Il y a là les bordures
Les distances, ton allure
Quand tu marches juste devant

Il y a là les fissures
Fermées les serrures
Comme envolés les cerfs-volants
Il y a là la littérature
Le manque d'élan
L'inertie, le mouvement

Parfois on regarde les choses
Telles qu'elles sont
En se demandant pourquoi
Parfois, on les regarde
Telles qu'elles pourraient être
En se disant pourquoi pas

Il y a lalala
Si l'on prenait le temps
Si l'on prenait le temps
Il y a là la littérature
Le manque d'élan
L'inertie, le mouvement

Parfois on regarde les choses
Telles qu'elles sont
En se demandant pourquoi
Parfois, on les regarde
Telles qu'elles pourraient être
En se disant pourquoi pas

Il y a là les mystères,
Le silence sous la mer
Qui luttent contre l'temps
Il y là les bordures
Les distances, ton allure
Quand tu marches juste devant

Il y a là les murmures
Un soupir, l'aventure
Comme emmêlés les cerfs-volants
Il y a là la littérature
Le manque d'élan
L'inertie le mouvement

Parfois on regarde les choses
Telles qu'elles sont
En se demandant pourquoi
Parfois, on les regarde
Telles qu'elles pourraient être
En se disant pourquoi pas

Parfois on regarde les choses
Telles qu'elles sont
En se demandant pourquoi
Parfois, on les regarde
Telles qu'elles pourraient être
En se disant pourquoi pas

venerdì 4 marzo 2011

Michelle Obama



Prima di partire con il progetto “Una stanza per sé”, personalmente mi sono confrontata con diverse mamme, papà, amici e amiche, ed ho naturalmente letto parecchio, un po’ su internet, un po’ sui libri. Delle letture che faccio cerco sempre di conservare qualcosa, perché so che prima o poi mi tornerà utile. L’estate scorsa leggevo “La fortuna non esiste” di Mario Calabresi. Sottotitolo: Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi.




Dei vari racconti mi colpì molto quello di Michelle Obama, i discorsi pubblici di cui Calabresi è stato testimone e che riporta scrupolosamente nel libro sono perle di saggezza e vere e proprie lezioni di educazione civica. Tralascio i particolari (peraltro interessantissimi) della sua storia personale, e riporto uno stralcio del discorso tenuto nel pomeriggio del 10 febbraio 2009 al Mary’s Cenetr, un centro che si occupa della salute nel quartiere di Adams Morgan, il cuore della comunità ispanica di Washington.

Un ragazzo le chiede che cosa si possa fare per migliorare la sicurezza nella comunità e racconta che qualche giorno prima un senzatetto è morto per la strada e la gente per ore è passata accanto senza fare niente. Michelle prende l’occasione al volo per fare una lezione sulla responsabilità personale: “ Il problema ha due facce: una è quello delle risorse, riguarda il sistema della giustizia e le forze dell’ordine, ma l’altra riguarda noi. Non ci possono essere leggi che obbligano le persone a fare cose giuste: non si può imporre a un papà di leggere favole al figlio o di trattare il vicino con rispetto e decenza. A fare la differenza non sono i soldi che guadagni o il diploma che hai preso, ma la scelta che fai di essere un cittadino attivo, coinvolto e responsabile. Nessun presidente e nessun sindaco possono ordinarlo, sono cose che vengono dai valori e dalla fede che abbiamo dentro. Spero che sia qualcosa di cui parlate quando venite qui, non solo di cosa avete bisogno e di chi ve lo potrà dare. Dovete chiedervi: ma cosa posso fare, che tipo di cittadino sarò, che genitore? E cosa farò la prossima volta che sarà commesso un crimine? Ci passerò accanto o chiamerò la polizia e mi farò coinvolgere?”. Stanno tutti in silenzio e fanno sì con la testa. Lei li fissa con quello sguardo di sfida che è il suo biglietto da visita, vuole lasciare il segno, stimolarli a crescere e a impegnarsi. Non molla mai. Appena entrata alla Casa Bianca ha preteso che nessuno rifacesse i letti e riordinasse la camera delle bambine, devono fare da sole ogni mattina prima di andare a scuola.
Prima di andarsene dal Mary’s Center, Michelle firma un manifesto del centro, poi si gira verso i ragazzi e, seria, li lascia con nove parole: “Ricordatevi sempre da dove siete venuti e cosa restituirete”.
(...) Ha già parlato per tre quarti d’ora, ha fatto le foto e sta salutando quando una ragazza di sedici anni le chiede a bruciapelo: “Ma perché è venuta qui ad incontrarci?”. Allora lei si ferma, torna indietro, si siede con i nove adolescenti che sono rimasti e comincia a raccontare: “Perché mi hanno insegnato che se nella vita si riceve, poi bisogna essere capaci di restituire. Perché mi hanno insegnato che devi conoscere la comunità in cui vivi, devi farne parte e impegnarti attivamente”.

Mi era sembrato allora che quelle parole suonassero come un invito, un’esortazione a metterci in gioco, a provare a realizzare quello che da troppo tempo avevamo solamente immaginato e desiderato ci fosse nel nostro paese…un posto dove i neogenitori potessero incontrarsi e fare rete. E poi, da lì, partire...
Le ho volute riportare qui oggi, perché rileggendole le ho trovate ancora una volta bellissime ed incoraggianti.